SPONSORIZZAZIONI – Tutti gli “scontri” tra atleti e federazioni.

Ivan Zaytsev: bandiera del volley azzurro. Ivan Zaytsev: bandiera del volley azzurro.

Da Ivan Zaytsev a Federica Pellegrini: scelte personali e contratti federali.

Sono passati pochi giorni dal caso che ha coinvolto Ivan Zaytsev, giocatore simbolo della nazionale italiana di volley e la Fipav in vista dei prossimi Campionati Europei di Polonia. La Federvolley ha sottoscritto da tempo un contratto con la giapponese Mizuno per la fornitura di scarpe alla nazionale italiana; ma, il giocatore azzurro ha, a sua volta, un contratto personale con Adidas. Se poi si guardano le foto della nazionale, si scopre che tutti gli atleti indossano invece scarpe Asics, che è invece lo sponsor della Superlega Maschile e della Lega Femminile italiana.

Una situazione, che definire ingarbugliata, è poco. Secondo le dichiarazioni del pallavolista azzurro, la sua scelta sarebbe dettata non da questioni economiche, bensì dall’esigenza di utilizzare un plantare su misura.

Non è questo un caso che riguarda soltanto italvolley; anche in altre discipline sportive esiste, da sempre, una distonia tra contratti federali e scelte o contratti dei singoli atleti. Nel 2009, ai mondiali di nuoto di Roma, la Federazione italiana, grazie all’immagine di Federica, aveva da poco siglato un contratto con Jaked, il produttore dei costumi-guaina che promettevano prestazioni stellari. Federica Pellegrini affermò invece che avrebbe indossato un costume Mizuno (azienda con cui aveva un contratto quadriennale) diverso da quello della nazionale perché, negli “sport minori”, si vive solo di sponsor e non di compensi federali. Come andò a finire è sotto gli occhi di tutti: Federica vinse 2 ori, nei 200 e nei 400 metri polverizzando i record precedenti ed intascando dalla Federazione un compenso di 3.000 euro.
 

Jacked, il costume da superprestazioni.
Jacked, il costume da superprestazioni.



Un caso particolare è quello dello sci, dove l’atleta collabora direttamente con lo staff tecnico della casa che gli fornisce “i materiali” per individuare sci e scarponi più adatti. Gli azzurri non possono avere marchi sulla tuta della nazionale che però è riempita di brand federali. Rimane libero, per convenzione, un rettangolo sul cappellino che lo sciatore può usare per accordi personali.
 

La tuta della valanga azzurra.
La tuta della valanga azzurra.



Nel tennis, le competizioni che riguardano la nazionale e non i singoli tennisti come la Coppa Davis e la Fed Cup, impongono l’uso del completo ufficiale della nazionale senza possibilità di alcuno sponsor personale. Per questo motivo, molti tennisti ai primi posti della classifica mondiale, hanno spesso rinunciato a partecipare ai tornei per nazioni.

E nel calcio? Nel calcio vige il principio per il quale ogni calciatore è libero di utilizzare le scarpe che preferisce. Ogni calciatore indossa un modello con un plantare studiato appositamente: sono materiali innovativi, supertecnologici, coloratissimi ed assolutamente impermeabili. Difficile quindi pensare che una federazione riesca a veder rispettati gli accordi sottoscritti con i partner tecnici prescelti. Non è possibile inoltre non considerare come ogni atleta possa avere un valore di marketing diverso da quello di altri e sia quindi impossibile influenzare le scelte individuali quando una figura di spicco dello sport si accorda per essere testimonial di una determinata marca.

Un possibile compromesso potrebbe essere l’esempio degli States dove ogni high-school e università ha un proprio sponsor tecnico che fornisce scarpe o altri materiali a tutte le categorie sportive di quella istituzione. Sono le multinazionali più importanti a contendersi questo mercato che, nelle migliori aspettative, promette di seguire un atleta dai primi passi all’apice della sua carriera professionistica.

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