BASKET – Dalle panchine della serie A ai playground impossibili in Africa.

Stefano Bizzozi Stefano Bizzozi

Un progetto tra basket e volontariato: in regia, il coach veneziano Stefano Bizzozi per l’associazione Sports Around the World.

La carriera da allenatore di Stefano Bizzozi inizia da giovanissimo, quando nel 1978 siede sulla panchina delle giovanili del Basket Mestre. Dal 1983 è già assistente in prima squadra di Claudio Bardini. L’anno successivo, il Basket Mestre farà registrare il record nazionale di prima società a conquistare il titolo in tutte le categorie nazionali giovanili. Inizia così la grande avventura nel basket ai massimi livelli di Stefano Bizzozi che, in  più di trent’anni di panchine in serie A, ha collezionato esperienze diverse di guida tecnica: dai prestigiosi club italiani come Sutor Montegranaro, V.L. Pesaro, Teramo Basket, Aurora Desio, Fortitudo Bologna, Reyer Venezia, Pallacanestro Varese, Scandone Avellino, alla guida della nazionale di basket del Cameroun. Quando non ha avuto incarichi da head coach, Bizzozi è stato il vice di mostri sacri del basket italiano ed europeo come Valerio Bianchini, Tonino Zorzi e Sergio Scariolo.

 

Ma Coach Bizzozi non è soltanto uno degli allenatori più longevi e prestigiosi del basket italiano; Stefano è anche animatore instancabile dell’associazione Sports Around the World (www.sportsaroundtheworld.org), organizzazione che dal 2011 promuove attività di volontariato in Africa attraverso il coinvolgimento dei ragazzi nella pratica dello sport, con particolare attenzione alle tematiche della cooperazione internazionale nei paesi in via di sviluppo. Al centro dei progetti: la tutela dei diritti delle popolazioni che vivono in disagio estremo, la diffusione della cultura della solidarietà, la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse naturali e dell’ambiente, lo sviluppo della personalità umana, il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

 “Mettere a disposizione degli altri e dello sport le proprie competenze”, questa la mission che Stefano vuole seguire, insegnando basket ed allenando; portando questo bellissimo sport in Africa dove all’inizio l’idea sembrava impossibile, irrealizzabile, quasi folle.

Insegnare la pallacanestro dove non c’è nulla; dove non ci sono campi, non ci sono canestri, non ci sono palloni e tanto meno scarpe da basket. Dove, purtroppo, non esiste alcuna forma di gioco perché i bambini africani non socializzano, vivono in solitudine e nell’inedia. Ecco che portare dei palloni usati, delle scarpe ed un canestro in simili situazioni significa offrire ai bambini un’opportunità di vita, di socializzazione, di consapevolezza di sé. I bimbi imparano presto una diversa concezione del proprio corpo, della propria salute, dell’igiene personale, dello stare in una comunità.

Dai primi due canestri montati a Shisong nel 2011, un paese rurale del Cameroun, il progetto cresce fino a raggiungere la capitale, il Sudan e poi lo Swaziland, uno dei paesi più poveri dell’Africa con un’aspettativa di vita bassissima ed una diffusione dell’Hiv che colpisce il 50% della popolazione.

In pochi anni il progetto è andato oltre, non solo coinvolgendo i bambini, ma anche formando ragazzi più grandi come allenatori e responsabili di piccole organizzazioni sportive. I tecnici vengono poi pagati dalla stessa associazione per la loro attività da allenatori, animatori, coordinatori, preparatori atletici dei bimbi.

 Appena Stefano ha qualche giorno libero, parte per l’Africa e lo dedica interamente all’associazione Sport Around the World. Ad oggi, i playground realizzati in Africa dove giocano i bambini e dove i ragazzi più grandi sono i loro coach sono circa una decina e funzionano meravigliosamente grazie anche alla collaborazione di altre associazioni che operano stabilmente in quei luoghi.

“Non andiamo in Africa a reclutare futuri campioni. Non ci interessa per nulla. Quello che facciamo è offrire un’occasione di sport a queste persone che non hanno nulla. La nostra soddisfazione più grande è nel vedere che vengono allestite delle squadre, si organizzano partite e tornei” – tiene a sottolineare chiaramente coach Stefano Bizzozi.

Il basket diviene così un piccolo elemento di speranza, per unire mondi così distanti, per impegnare le persone in una crescita ed aiutare i ragazzi a sperare per il proprio futuro.

 

 

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